![]() |
![]() |
![]() |

por Mauricio Annunziata

Giovanni Nenna (1925-1999)
Discurso pronunciado por mi, en el día inagural de la
Fundación Giovanni Nenna , Ortona - Italia
(Original
en italiano)
II
mio incontro con il Maestro avvenne quando, in poche parole,
lo costrinsi ad ascoltare una mia Composizione. In quel momento nacque una
amicizia di otto anni, con meravigliosi momenti di musica.
Mi
avvidi subito che, ‑ nel suo pensiero-, Arte, Scienza musicale,
quotidianità della vita erano una cosa sola. E così, in Lui, l'Interprete e il
Maestro erano la stessa persona: quando interpretava, insegnava, e le sue
lezioni, per converso, erano un concerto, dato anche agli allievi più modesti
con estrema generosità.
Così,
Egli riusciva, molto di frequente, a scoprire, anzi a liberare, le qualità
innate di un allievo. Diceva che, forse, le possediamo tutti. Io personalmente
ho veduto suoi allievi meravigliarsi di ciò che loro stessi erano riusciti in
brevissimo tempo ad eseguire.
Comunemente
si crede che, ‑ a differenza di quanto accade per la vista e il
linguaggio,‑ non esista, nella specie umana, nessuna pressione
ecologico‑evolutiva a sviluppare facoltà musicali.
Viceversa,
il Maestro diceva che la Musica sta in ciascuno di noi e, con gli allievi,
dimostrava le analogie tra il Linguaggio corrente parlato e quello musicale,
dal punto di vista della Comunicazione e della Fonetica. Perché esiste anche
una «Fonetica Musicale». Così, ai suoi Allievi, il Maestro faceva
leggere ad alta voce libri di testo. Era divertente assistere: e constatare che
la misura grammaticale e sintattica delle frasi insegna davvero a scoprire e
rispettare la misura delle frasi musicali. Essere chiari e ritmati nella
Dizione, significa imparare a non fare confusione nell'interpretazione
pianistica.
Per
le capacità musicali che variano da individuo a individuo e per il modo
d'insegnare ed eseguire la Musica , ‑ almeno nella nostra società,-
s'instaura una separazione tra l'Interprete e l'Ascoltatore. Ho udito, nei
concerti del Maestro, quanto diminuiva, scompariva questa separazione. La
grande, totale chiarezza delle Sue esecuzioni dimostrava che anche i “non
conoscitori”, le persone mediamente “non musicali” comprendono, della Musica,
molto più di quanto essi stessi non crederebbero.
Giovanni
Nenna affrontava il problema della Capacità Cognitiva Musicale in
un modo nuovo e sconosciuto: cioè, nel
momento in cui avviene il primo incontro con l'Allievo, capire che tipo e che
livello di “informazione mentale” costui è in grado di costruire, elaborare e
memorizzare, al fine di sviluppare le sue capacità musicali.
Confesso che vorrei sapere, in particolare quale capacità mentale, secondo Lui,
doveva affinarsi, ‑oltre a quella, banale, di registrare le note‑,
per «comprendere» così celermente una pagina musicale. Quale più profonda
organizzazione mentale, con lezioni, esercizi ed esempi, impostava
nell'allievo, già dall'inizio dello studio, per ottenere una tale coerenza?
Quante
cose sto cercando di capire sulla sua capacità di trasmettere conoscenze in
tempi così accelerati. Lui diceva che, negli istituti d'insegnamento, abbonda
una quantità di attività superflue. Io l'ho veduto far imparare, a un allievo
del primo anno, il Finale della Sonata «Chiaro di Luna» di Beethoven
in soli due mesi! Questo è stato uno dei misteri più affascinanti della sua
personalità. Un indizio è, forse, che egli si diplomò in soli tre anni al Conservatorio
di Milano .
Il
Maestro diceva che la comprensione, ‑ e la corretta esecuzione,‑
della Musica dipendono dalla cultura: capire la cultura che sta dietro un
linguaggio musicale, ne fa assimilare il contenuto, rende familiare ciò che
prima era estraneo e oscuro. Altrimenti, come si spiegherebbe che egli è stato
un così eccezionale interprete di due autori tanto lontani fra loro come Beethoven
e Albéniz ? Egli non è stato lo "specialista" di un linguaggio
o di un compositore, è stato uno specialista "della Musica".
Una
volta che io insistevo per fargli «leggere» una mia partitura, disse: «la
Musica è fatta per essere suonata». Questa parole significano quanto, per la
vita della Musica, sia importante l'Interprete.
Negli
ultimi anni, il Maestro aveva preso un nuovo sentiero: la Composizione al
Sintetizzatore, che non solo lo liberava dalla ripetitiva fatica materiale, ma
gli offriva un mondo infinito di colori sonori: diceva «questi sono i suoni che
i nostri figli hanno nell'udito e che, a loro volta, trasmetteranno ai loro
figli».
La
sua composizione al Sintetizzatore fioriva in modo del tutto spontaneo. La
scelta di un certo «timbro», la creazione di una «voce» che poi diventava la
struttura portante... lo ho veduto, con meraviglia, come lui creava sul
Sintetizzatore una voce senza mai interrompersi o modificarla, fino alla fine.
Nel frattempo, avveniva in lui un sorprendente processo di memorizzazione, che
poi serviva ad inserire, suonando in perfetta coerenza, la seconda «voce».
Questo processo mentale poteva arrivare in lui fino a sei, sette voci. E senza
materialmente aver scritto una sola nota!
Così
come, al Pianoforte, non eseguiva scolasticamente ma «creava
un'interpretazione», al Sintetizzatore creazione e interpretazione si sono
fuse, in un unico stampo, fornendo un Prodotto mirabile, definitivo per
l'ascolto.
E'
per tutto questo che io, con tutti quelli che lo hanno conosciuto o che lo
conosceranno attraverso il prezioso Lascito affidato a questo Museo, gli
resteremo per sempre legati.
Sono
queste le motivazioni, ‑seppur rapidamente elencate-, che rendono
prezioso e degno di futuro studio il Lascito affidato a questo Museo.
Mauricio
Annunziata
Roma, octubre del
2001