by Mauricio Annunziata

 

 

     Con autorevole sicurezza si può dire che quando, nell’ambito compositivo, uno dei grandi del passato  finiva  una  delle  sue creazioni, l’immediato  passo  successivo era  quello  di   trovare  un interprete  adeguato  per  eseguirla.  Data  l’anima  anticonformista del compositore,  mai soddisfatto di quelle interpretazioni, era in continua ricerca di interpreti senza mai arrivare ad una pace interiore.

 

    Però, in fin dei conti, l’incontro con l’interprete era sempre ben gradito. Contrariamente, se questo accadeva con un altro compositore, veniva automaticamente dichiarata una sanguinaria guerra di opinioni senza produttivi risultati o lontani accordi.

 

    In parole povere, un talento creativo raramente consentirebbe ad un altro essere vivente di realizzare la minima modifica significativa nella propria opera.

 

    Però, se questo essere non è vivente, ed è fatto di chips, circuiti integrati, monitor e driver, anche il più grande genio non resisterebbe - dovuto al largo margine di curiosità che ogni  artista  possiede -  alla  tentazione  di  vedere  una  macchina che,  di fronte  alla propria  creazione musicale, la aggiusta, la rielabora, la esegue, quindi di grande aiuto al compositore.

 

    Sembra tutto questo molto ironico e suggestivo, specialmente se si è nuovi nella materia di informatica musicale.

 

    Ricordate le Nove Sinfonie di Beethoven? Sono assai diverse tra di loro, però insieme formano uno dei più straordinari capitoli della storia musicale, che a sua volta risulta molto differente dagli altri, e così via. Se tutto questo materiale venisse fornito  ad un elaboratore, con le sue capacità ed i progressi raggiunti dai più recenti software, anch’esso  sarebbe in  grado di distinguere epoche, stili, generi e forme, quasi con la stessa facilità di uno storico esperto.

 

       Cosa dire dei problemi estetici? Anche questi possono essere risolti dal computer?

 

     Innanzitutto cercheremo di convincere il lettore che l’estetica (ovvero quella che per noi è estetica) deve essere fondata soprattutto in quella proclamata dagli uomini e quindi da lì ricavata. Non si può parlare di estetica senza tenere presente un modello che piaccia.

 

    Tutto quello che in arte è stato novità, in fondo non è che il frutto di una lunga trasformazione di elementi che già prima erano soddisfacenti, e quello ancor più nuovo, stravagante che  sfugge a  processi  di  trasformazione,  non ha avuto un’accettazione  uniforme nemmeno tra gli stessi esperti, quindi di successo dubbioso e da considerare in uno studio futuro.

 

      Questo argomento, l’estetica, sarà utilissimo per  affrontare situazioni dove l’elaboratore dovrà creare totalmente le sue partiture, o fornire tutta o parte di alcune di queste e avrà il compito di lavorare su di esse modificandole, allungandole, accorciandole, cambiando  - se richiesto - anche il suo stile.   

 

      Quindi le applicazioni sono varie, e quella che  vi propongo consiste nel riconoscere  musiche, data  la  sua struttura melodica, per  poi generare la stessa danza   “ispirata”  sui dati forniti  dall’utente e su a quelli ricavati dall’elaboratore e l’analisi dell’armonia di un corale facendo anche delle considerazioni estetiche. 

 

 

Mauricio Annunziata

Barcelona, Octubre del 1996